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TITOLO
Storia tipografia Imola

CURIOSITA’ E STORIE TIPOGRAFICHE

La prima tipografia a Imola fu aperta nel 1586. Il 20 dicembre dell’anno prima il Senato Cittadino, una specie di Consiglio Comunale, esaminò il contratto con lo stampatore Andrea Miserocchi di Ravenna che prevedeva la concessione di una casa dove esercitare l’arte della stampa, l’esenzione dalle gabelle per trasportare ad Imola le attrezzature e uno stipendio per 10 anni. In cambio il Comune avrebbe ottenuto la stampa gratuita dei suoi fabbisogni esclusi i volumi e con un limite di tiratura di tre copie ogni foglio. Come si vede le “basse” tirature hanno origini lontane. Andrea Miserocchi morì dopo pochi mesi. Gli successe il fratello Lodovico insieme con un socio: Lorenzo Giannotti che, nel 1588 rimase il solo tipografo in città. Il Giannotti stampò il primo libro prodotto a Imola. La Biblioteca Comunale ne conserva copia. E’ un volume preziosissimo, stampato in ventiquattresimo, quindi molto piccolo, composto di 571 pagine oltre 69 con indice ed errata corrige.

Storia tipografia Imola

LA TIPOGRAFIA DI GIACINTO MASSA

Nel 1651 aprì la tipografia l’imolese Giacinto Massa che per tale opera ottenne un rimborso spese di 15 “bolognini” per 15 anni. Nei primi anni del 1700 arrivò a Imola il maestro tipografo Ubaldo Malpensa che fu incaricato di dirigere la stamperia di Giacinto Massa.
Una decina di anni dopo l’Abate Giovan Pellegrino Dandi fece domanda di aprire una seconda tipografia a servizio delle strutture ecclesiastiche. Solo a fine ‘700 viene fondata la “tipografia del Seminario”: azienda innovativa che ben presto assunse una fama addirittura nazionale. Di qui si sviluppò la fama di Imola come terra di stampatori.

LA TIPOGRAFIA A IMOLA NEL 1800

Nel 1832 iniziano l’attività Ignazio Galeati e Giuseppe Benacci, il direttore delle Poste pontificie.
Quest’ultimo, lasciò per essere stato trasferito a dirigere le Poste a Senigallia, ma poiché questo mestiere ha una straordinaria capacità di appassionare, quando andò in pensione ritornò ad Imola ed aprì una nuova tipografia.
La tipografia di Imola più attiva fu comunque quella del Galeati che, a fine ‘800, dava lavoro a 10 operai e, in parte, a due aziende artigiane: la tipografia Benacci e “la vescovile”.

Storia tipografia Imola

La Benacci fu venduta a Giovanni Baracani e, poi, a Vincenzo Dal Pozzo che la cedette alla “Lega Tipografica” nel 1880 circa.
La “vescovile” invece fu trasferita a Bagnacavallo.
Dopo 50 anni succede ad Ignazio il figlio Paolo Galeati che riconquista una notorietà nazionale per la purezza stilistica e per la scelta di adottare lo stile inconfondibile dei caratteri in piombo del Bodoni.
Il fermento delle idee cooperativistiche aveva dato origine nel 1874 alla “Lega Tipografica” ad opera di cinque dipendenti del Galeati (Domenico Fanti, Antonio Cornacchia, Domenico Montuschi e Giovanni Morelli). La Lega assorbe le residue attrezzature della vecchia stamperia vescovile.


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