GUARDA! CI SONO CAVALLI BIANCHI AL GALOPPO…

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Ricordi i polli di Renzo di manzoniana memoria, quelli che si beccavano litigiosi fino un minuto prima che gli tirassero il collo? Oppure l’orchestra imperturbabile del Titanic? La battaglia sull’esproprio delle ricchezze del mondo sta infuriando senza esclusione di colpi. Le borse mondiali hanno raggiunto la consistenza della ricotta mentre i telegiornali sono occupati dall’occupazione delle scuole e dalle coglionerie dei/delle lampadati/e di turno disposti a vender figli per una foto su uno straccio di tv/giornale.

La stampa finanziaria internazionale già sta disponendo sulla scacchiera le portaerei della prossima battaglia navalfinanziaria. Pare che nel mondo ci siano oltre 40 miliardi di carte di credito in sofferenza, cioè che hanno speso soldi che non avevano. Questa è la ragione dei brividi di quelle banche che si trovano esposte oltre ogni ragionevolezza e che hanno tradito la loro funzione primaria che sarebbe, da un lato, la protezione dei denari che hanno avuto in custodia e dall’altro il servizio di prestar soldi a chi se lo merita e li restituirà. Questi mercanti da galera hanno caricato la bomba ad orologeria ormai prossima a completare la razzia dei risparmi dei cittadini del mondo i quali hanno soprattutto pensato a risparmiare e a lavorare. Razzia a favore di chi? A favore di chi ha fatto la bella vita vendendo spazzatura, si è arricchito rapinando i frutti del lavoro degli altri e ha le tasche gonfie di una montagna di carte di “debito” che spareranno, presto, come devastante arma contro chi non è del giro.

Il mio inguaribile ottimismo mi suggerisce di sedermi a guardare il cielo, lo spettacolo si annuncia scoppiettante. Hai ancora voglia di lavorare? Allora comincia ad aguzzare la vista: all’orizzonte stanno comparendo bianchi cavalli al galoppo: sono le Opportunità che insieme vogliamo e possiamo acchiappare per la criniera.

VILLA MUGGIA

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Solo fino al 26 ottobre è aperta una bella mostra, fortemente voluta e curata dall’amico Giorgio Bolognesi, dedicata al capolavoro dell’architettura razionalista che fu Villa Muggia (1936/38), opera innovativa e coraggiosa dell’architetto Piero Bottoni. Oggi la villa è un rudere, devastata dalla guerra e dal vandalismo di alcuni concittadini. Quasi tutti gli ex-ragazzi della mia generazione sono stati ad “esplorare”, giocare, curiosare, tra le rovine. Per me c’era una emozione particolare poichè mia madre, adolescente, vi aveva lavorato come cameriera.

Giorgio ha il merito di averci restituito la consapevolezza di quello che rappresentò quell’edificio con la passione pulita che si respira quando ci muove l’entusiasmo piuttosto che il lucro. Pietro Baruzzi ha eseguito l’editing del video, proiettato in mostra, presso il nostro laboratorio di via Bel Poggio “cucendo” in un racconto sobrio ed eloquente spezzoni di “vita” delle persone che immaginarono, vollero, costruirono, abitarono la villa e condivisero il loro giusto compiacimento con la cultura del tempo.

Noi della Scantype, che siamo vicini di casa di Villa Muggia, ci siamo stupiti delle immagini che ci siamo trovati tra le mani, ci siamo divertiti a dare una mano ad una operazione giusta, bella e di alto livello. Grazie Giorgio e bravo Pietro!

Vialla Muggia

IL FALO’

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Qualunque tipografo sa che una risma di carta non brucia. sbruciacchia, annerisce, ma non sfiammeggia. Tra i fogli rismati non c’è vuoto, l’aria indispensabile alla combustione. Gli attuali fallimenti (Lehman Brothers + altre 190 banche per ora) dimostrano che l’economia di carta, piena di “vuoto” anzichè di “valore”, brucia eccome: produce un vero falò.  Mentre l’economia dei produttori di beni tira la cinghia con utili assenti, l’economia di carta ha fatto profitti impressionanti: con la diabolica invenzione della speculazione su futures e derivati ha provocato aumenti irrazionali di tutte le materie prime con milioni di morti di fame e con un’economia mondiale condotta irresponsabilmente sull’orlo della disperazione.  Non tarderà molto lo snocciolamento da parte dei nostri asettici tg della prevedibile spietata sequela di suicidi di disperati, ovviamente senza indicare uno straccio di responsabilità. 

A noi produttori di economia reale interessa che questa economia falsa e ipocrita, creatrice di sofferenza e miseria, finisca. Anche se  il conto sarà sulle nostre spalle e su quelle dei nostri collaboratori, come sempre. Occorre restituire valore all’economia reale, quella che produce beni e crea VALORE VERO e diffuso. Purtroppo  troppa “politica” si è geneticamente modificata nutrendosi del frutto “proibito” della speculazione. Che pensiamo delle perdite di denaro dei nostri Comuni che si sono giocati i soldi dei cittadini coi derivati? Avete notizia di un sindaco che si sia dimesso per lo sperpero? Inguardabile lo spettacolo dei “grandi” che stanno prodigandosi a buttare costosissime ciambelle di salvataggio proprio agli speculatori che dovrebbero mettere in galera. E’ indispensabile restituire valore ai produttori dell’economia reale: l’unica parte di società ancorata ontologicamente dalla cultura del POSITIVO, del FARE, del BELLO, del NUOVO, piuttosto che speculare.

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