13,1 aziende al giorno, in provincia di Bologna, sono morte nel secondo trimestre ‘08.
Detesto i cantori del declino. Sono convinto che ci sono molti errori nella politica che non favorisce il rinnovamento della cultura d’impresa e assiste cinica al suicidio dell’entusiasmo e delle speranze degli imprenditori che ci provano e ci rimettono di tasca, seminando sofferenza.
Viviamo in tempi spietati e senza speranza per la bottega tradizionale il cui marketing consiste nel tirare su la saracinesca ogni mattina. Il mercato è pieno di squali che vivono della rovina dei piccoli.
Coltivo l’idea che se non ci si mette assieme, se non si creano reti di aziende più aperte al mercato o aziende più grandi, se non si diffonde una cultura aziendale di condivisione del rischio e del successo, se non si smette di considerare vittoria il morire per ultimi, il sistema Italia, basato sul una agglomerato di microimprese oggi a guadagno zero, rischia di lasciar sparire un modello di sviluppo senza averne costruito uno alternativo. E’ tempo di passare dal marketing al CO-MARKETING: la protezione degli “amici degli amici” non consente più di cucinare torte. Mettiamoci il cuore in pace.
Proposta n.1: le associazioni di categoria potrebbero aprire uno “SPORTELLO PER L’AGGREGAZIONE D’IMPRESA” su base provinciale/regionale per aiutare le piccole attività, che prima o poi saranno travolte (le associazioni lo sanno bene), a mettersi in rete, rilanciarsi pensando più in grande assumendo la nuova cultura oggi necessaria per navigare in mari più pericolosi con strumenti indispensabili di comunicazione, di ripartizione dei costi, di innovazione di processi, ecc. per ricreare sviluppo e ricchezza.
La regione Emilia-Romagna ha predisposto dei fondi per le ATI e i consorzi: ottima scelta, ma temo che il sistema piccolo artigiano e commerciale rimarrà fuori. Sarebbe più etico parlarne, diffondere cultura dello sviluppo, lanciare proposte operative: anche se qualcuno lucra di più a celebrare costosi funerali. Siamo andati a vedere esperienze concrete e positive e siamo disponibili a condividerle.
Proposta n. 2: Le Banche locali o le Fondazioni bancarie potrebbero istituire “Scuole di Impresa” (sui modelli europei) per diffondere una cultura manageriale adeguata alla rivoluzione in atto e consentire di arrestare la scandalosa e costosissima mortalità imprenditoriale dei nostri giorni.
A chi interessa?
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