LA NUOVA GUERRA MONDIALE

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leggo su “Il Mondo” del 29 agosto 2008 e riporto:

“L’80% della forza occupazionale nel mondo è senza contributi, copertura sanitaria e benefit.”

Un telegiornale, l’altra sera, ha trasmesso un’intervista ad una signora cinese che fino a qualche settimana fa era occupata come commessa fruttivendola che ora ha messo su un’aziendina con oltre 100 addetti che producono iphone taroccati, perfettamente identici agli originali, lavorando 12 ore al giorno per 100 dollari al mese netti. Li vende a 10 dollari. L’originale costa qualche centinaio di Euro.

Avanti savoia.

FAVOLA DELL’EDERA CHE UCCISE LA QUERCIA

Quattrini Nessun Commento »

Hanno ucciso il ceto medio. I suoi soldi stanno migrando e si ammucchiano nelle tasche di pochi “paperoni” vecchi e nuovi.

Un cliente che si occupa di leasing nautico stamattina era raggiante: aveva incassato 170.000 euro di provvigione a fronte di un contratto per una “barca” da oltre 5 milioni di Euro consegna fine 2009. Molto più difficile vendere le “barche” da 500.000 euro!

Nelle nostre riunioni aziendali parliamo sempre di azioni e conseguenti risultati. La distruzione del ceto medio non suscita interesse nè tra gli intellettuali nè tra i politici: strano, p. es., che nessuno colleghi questa “pulizia etnica” con il risultato elettorale di pochi mesi fa.

Stanno ultimando la sepoltura del nostro modello di sviluppo e delle sue rappresentanze. Tutti uniti contro il blocco sociale dei produttori italiani, il cosiddetto ceto medio. Intanto Newsweek ha pubblicato nelle settimane scorse statistiche illuminanti:

Bottega Veneta (1 borsa = 18.400 dollari) nel 1° trimestre è cresciuta del 31,5%. Prada ha fatto il record della sua storia dopo un 2007 a + 66%. Hermes registra una trimestrale a + 13%. I ristoranti medi italiani, secondo Pileri -presidente Adoc- hanno perso il 25%. Bel risultato! Qual’è l’azione che l’ha prodotto?

Girando per il bosco della Frattona ho visto una quercia, sdraiata, uccisa dall’edera parassita che, coi suoi milioni di tentacoli succhiatori, aveva rubato tutta la linfa. Il bello della metafora è che, dopo aver uccisa la quercia, si fa dura anche per l’edera. Questo in natura. In politica chissa?

NONNI SCERIFFI? Semplicemente fantastici!

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Leggo stamattina sul “Carlino” un bell’articolo di Tiziana Piscopello che racconta come due nonni di 88 e 76 anni, a Rovigo, 2 giorni fa hanno “arrestato” un clandestino che si era introdotto in casa del più anziano per fare giornata. Fantastici nonni che hanno bloccato con mossa di Karatè il ladro consegnandolo alla Polizia.

Mi vien da temere che avrà minor soddisfazione il poliziotto che consegnerà il delinquente di turno al giudice di turno. Ammiro con tutto il cuore Fabio e Bruno che hanno dato una lezione al lestofante ma anche ai tanti solerti “amici” dei ladri. Chi sono?

Quelli che non tutti gli immigrati sono delinquenti (cosa c’entra?…)

Quelli che non voglio mica fare il sindaco sceriffo…

Quelli che i soldatini in città sono marionette nel teatrino sbagliato…

Quelli che a me non mi è mai successo niente (se assaltano la casa degli altri chissenefrega…)

Quelli che le statistiche dicono che i delitti sono calati…

Quelli che GUAI dire certe cose che poi la gente si risbaglia a votare…

Erano GIOVANI, BELLI e FORTI, e sono MORTI: MA SI POTEVANO SALVARE?

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13,1 aziende al giorno, in provincia di Bologna, sono morte nel secondo trimestre ‘08.

Detesto i cantori del declino. Sono convinto che ci sono molti errori nella politica che non favorisce il rinnovamento della cultura d’impresa e assiste cinica al suicidio dell’entusiasmo e delle speranze degli imprenditori che ci provano e ci rimettono di tasca, seminando sofferenza.

Viviamo in tempi spietati e senza speranza per la bottega tradizionale il cui marketing consiste nel tirare su la saracinesca ogni mattina. Il mercato è pieno di squali che vivono della rovina dei piccoli.

Coltivo l’idea che se non ci si mette assieme, se non si creano reti di aziende più aperte al mercato o aziende più grandi, se non si diffonde una cultura aziendale di condivisione del rischio e del successo, se non si smette di considerare vittoria il morire per ultimi, il sistema Italia, basato sul una agglomerato di microimprese oggi a guadagno zero, rischia di lasciar sparire un modello di sviluppo senza averne costruito uno alternativo. E’ tempo di passare dal marketing al CO-MARKETING: la protezione degli “amici degli amici” non consente più di cucinare torte. Mettiamoci il cuore in pace.

Proposta n.1: le associazioni di categoria potrebbero aprire uno “SPORTELLO PER L’AGGREGAZIONE D’IMPRESA” su base provinciale/regionale per aiutare le piccole attività, che prima o poi saranno travolte (le associazioni lo sanno bene), a mettersi in rete, rilanciarsi pensando più in grande assumendo la nuova cultura oggi necessaria per navigare in mari più pericolosi con strumenti indispensabili di comunicazione, di ripartizione dei costi, di innovazione di processi, ecc. per ricreare sviluppo e ricchezza.

La regione Emilia-Romagna ha predisposto dei fondi per le ATI e i consorzi: ottima scelta, ma temo che il sistema piccolo artigiano e commerciale rimarrà fuori. Sarebbe più etico parlarne, diffondere cultura dello sviluppo, lanciare proposte operative: anche se qualcuno lucra di più a celebrare costosi funerali. Siamo andati a vedere esperienze concrete e positive e siamo disponibili a condividerle.

Proposta n. 2: Le Banche locali o le Fondazioni bancarie potrebbero istituire “Scuole di Impresa” (sui modelli europei) per diffondere una cultura manageriale adeguata alla rivoluzione in atto e consentire di arrestare la scandalosa e costosissima mortalità imprenditoriale dei nostri giorni.

A chi interessa?

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