Un gruppo di pinguini vive felice su un iceberg in Antartide. Fred, il pinguino creativo del gruppo, si accorge che l’iceberg si sta squagliando mettendo a rischio la sopravvivenza della famiglia. Fred si sbraccia a dire a tutti che si sta avvicinando una crisi catastrofica. Chiama la sua squadra a re/agire. Sollecita azioni urgenti. Ma si scontra con il fatto che convincere i “suoi” è la cosa più faticosa del mondo. Tutti sono disponibili a discutere, ma nient’altro. Le nostre aziende assomigliano terribilmente alla tribù dei pinguini. Ho avviato il processo di ristrutturazione della Scantype nel 2005/2006. Abbiamo fatto qualche passo, sempre in lotta col pinguino sedentario che è dentro di noi. L’iceberg intanto si sta sfaldando davvero: adesso lo cpiscono tutti. Sapete cosa fanno gli amici di Fred? Ingaggiano come consulente un Gabbiano che suggerisce loro di comportarsi ..da gabbiano: cioè di volare su un’altro iceberg. Come va a finire? Leggiti il finale nel libro “Il nostro iceberg si sta sciogliendo” di J. Kotter ed. Sperling & Kupfer… Noi sappiamo come andiamo a finire noi se non impariamo a “volare”. E’ esattamente quello che facciamo ogni giorno insieme ai nostri clienti-gabbiani romagnoli che non hanno paura di volare su un’altro marketing, con un’altra comunicazione, cambiando iceberg.
L’addebito dell’IVA sul pagamento della tassa sui rifiuti è illegittima. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione in base al fatto che quella sui rifiuti non è una tariffa, su cui può gravare l’IVA, ma una tassa a tutti gli effetti. Questo significa che ai cittadini italiani deve essere restituita l’IVA pagata per la tassa rifiuti negli ultimi dieci anni. Vedremo se sarà vero.
Ricordi i polli di Renzo di manzoniana memoria, quelli che si beccavano litigiosi fino un minuto prima che gli tirassero il collo? Oppure l’orchestra imperturbabile del Titanic? La battaglia sull’esproprio delle ricchezze del mondo sta infuriando senza esclusione di colpi. Le borse mondiali hanno raggiunto la consistenza della ricotta mentre i telegiornali sono occupati dall’occupazione delle scuole e dalle coglionerie dei/delle lampadati/e di turno disposti a vender figli per una foto su uno straccio di tv/giornale.
La stampa finanziaria internazionale già sta disponendo sulla scacchiera le portaerei della prossima battaglia navalfinanziaria. Pare che nel mondo ci siano oltre 40 miliardi di carte di credito in sofferenza, cioè che hanno speso soldi che non avevano. Questa è la ragione dei brividi di quelle banche che si trovano esposte oltre ogni ragionevolezza e che hanno tradito la loro funzione primaria che sarebbe, da un lato, la protezione dei denari che hanno avuto in custodia e dall’altro il servizio di prestar soldi a chi se lo merita e li restituirà. Questi mercanti da galera hanno caricato la bomba ad orologeria ormai prossima a completare la razzia dei risparmi dei cittadini del mondo i quali hanno soprattutto pensato a risparmiare e a lavorare. Razzia a favore di chi? A favore di chi ha fatto la bella vita vendendo spazzatura, si è arricchito rapinando i frutti del lavoro degli altri e ha le tasche gonfie di una montagna di carte di “debito” che spareranno, presto, come devastante arma contro chi non è del giro.
Il mio inguaribile ottimismo mi suggerisce di sedermi a guardare il cielo, lo spettacolo si annuncia scoppiettante. Hai ancora voglia di lavorare? Allora comincia ad aguzzare la vista: all’orizzonte stanno comparendo bianchi cavalli al galoppo: sono le Opportunità che insieme vogliamo e possiamo acchiappare per la criniera.
Qualunque tipografo sa che una risma di carta non brucia. sbruciacchia, annerisce, ma non sfiammeggia. Tra i fogli rismati non c’è vuoto, l’aria indispensabile alla combustione. Gli attuali fallimenti (Lehman Brothers + altre 190 banche per ora) dimostrano che l’economia di carta, piena di “vuoto” anzichè di “valore”, brucia eccome: produce un vero falò. Mentre l’economia dei produttori di beni tira la cinghia con utili assenti, l’economia di carta ha fatto profitti impressionanti: con la diabolica invenzione della speculazione su futures e derivati ha provocato aumenti irrazionali di tutte le materie prime con milioni di morti di fame e con un’economia mondiale condotta irresponsabilmente sull’orlo della disperazione. Non tarderà molto lo snocciolamento da parte dei nostri asettici tg della prevedibile spietata sequela di suicidi di disperati, ovviamente senza indicare uno straccio di responsabilità.
A noi produttori di economia reale interessa che questa economia falsa e ipocrita, creatrice di sofferenza e miseria, finisca. Anche se il conto sarà sulle nostre spalle e su quelle dei nostri collaboratori, come sempre. Occorre restituire valore all’economia reale, quella che produce beni e crea VALORE VERO e diffuso. Purtroppo troppa “politica” si è geneticamente modificata nutrendosi del frutto “proibito” della speculazione. Che pensiamo delle perdite di denaro dei nostri Comuni che si sono giocati i soldi dei cittadini coi derivati? Avete notizia di un sindaco che si sia dimesso per lo sperpero? Inguardabile lo spettacolo dei “grandi” che stanno prodigandosi a buttare costosissime ciambelle di salvataggio proprio agli speculatori che dovrebbero mettere in galera. E’ indispensabile restituire valore ai produttori dell’economia reale: l’unica parte di società ancorata ontologicamente dalla cultura del POSITIVO, del FARE, del BELLO, del NUOVO, piuttosto che speculare.
Il fallimento selettivo di alcune grandissime banche americane è una battaglia della “3° Guerra mondiale” cui stiamo assistendo illudendoci che riguardi altri da noi. In concreto la FED sta decidendo chi paga il conto. Gli accumuli incommensurabili di capitale delle “dittature mondiali” hanno aperto una competizione senza regole. Non sarà risparmiato nessuno perchè la trippa è finita e le vecchie regole di ripartizione son carta straccia. Tutti daremo, obtorto collo, il nostro “obolo”. I nostri soldini stanno cambiando tasca svelti svlelti …
Per l’Italia che lavora “di cervello” nei settori della creatività e dell’innovazione creativa potrebbe aprirsi una stagione di grandi speranze. Il condizionale è d’obbligo poichè chi deve prendere le decisioni per cambiare gli asset culturali (la politica, il potere) non porta, per ora, sulla propria pelle le ustioni dell’incendio, avendo costruito oleati sistemi di autoprotezione e si polleggia in sempre nuovi “ozi di Capua”. Forse ignora che perfino Gengis Khan, l’imperatore che dal sol levante era arrivato all’Adriatico, morì trafitto da una bagascia. Alla fine il fuoco brucia Capua e i barbari sono sotto casa nostra ma anche dei dottori analfabeti che si polleggiano nei salotti buoni. Allora chi avrà lavorato nel cambiamento, per il cambiamento, allenandosi, provando e riprovando e cambiando ancora, alla fine decollerà. Chi sa interpretare il vento, il sole, può leggere il futuro nelle polverose pagine della storia, quella storia cui è di moda far spallucce. Le grandi major americane non sono figlie della crisi del 29? Erano pronte al punto giusto, nel momento giusto. Noi siamo sintonizzati su questa lunghezza d’onda coi nostri clienti, che ce la faranno.
Hanno ucciso il ceto medio. I suoi soldi stanno migrando e si ammucchiano nelle tasche di pochi “paperoni” vecchi e nuovi.
Un cliente che si occupa di leasing nautico stamattina era raggiante: aveva incassato 170.000 euro di provvigione a fronte di un contratto per una “barca” da oltre 5 milioni di Euro consegna fine 2009. Molto più difficile vendere le “barche” da 500.000 euro!
Nelle nostre riunioni aziendali parliamo sempre di azioni e conseguenti risultati. La distruzione del ceto medio non suscita interesse nè tra gli intellettuali nè tra i politici: strano, p. es., che nessuno colleghi questa “pulizia etnica” con il risultato elettorale di pochi mesi fa.
Stanno ultimando la sepoltura del nostro modello di sviluppo e delle sue rappresentanze. Tutti uniti contro il blocco sociale dei produttori italiani, il cosiddetto ceto medio. Intanto Newsweek ha pubblicato nelle settimane scorse statistiche illuminanti:
Bottega Veneta (1 borsa = 18.400 dollari) nel 1° trimestre è cresciuta del 31,5%. Prada ha fatto il record della sua storia dopo un 2007 a + 66%. Hermes registra una trimestrale a + 13%. I ristoranti medi italiani, secondo Pileri -presidente Adoc- hanno perso il 25%. Bel risultato! Qual’è l’azione che l’ha prodotto?
Girando per il bosco della Frattona ho visto una quercia, sdraiata, uccisa dall’edera parassita che, coi suoi milioni di tentacoli succhiatori, aveva rubato tutta la linfa. Il bello della metafora è che, dopo aver uccisa la quercia, si fa dura anche per l’edera. Questo in natura. In politica chissa?
13,1 aziende al giorno, in provincia di Bologna, sono morte nel secondo trimestre ‘08.
Detesto i cantori del declino. Sono convinto che ci sono molti errori nella politica che non favorisce il rinnovamento della cultura d’impresa e assiste cinica al suicidio dell’entusiasmo e delle speranze degli imprenditori che ci provano e ci rimettono di tasca, seminando sofferenza.
Viviamo in tempi spietati e senza speranza per la bottega tradizionale il cui marketing consiste nel tirare su la saracinesca ogni mattina. Il mercato è pieno di squali che vivono della rovina dei piccoli.
Coltivo l’idea che se non ci si mette assieme, se non si creano reti di aziende più aperte al mercato o aziende più grandi, se non si diffonde una cultura aziendale di condivisione del rischio e del successo, se non si smette di considerare vittoria il morire per ultimi, il sistema Italia, basato sul una agglomerato di microimprese oggi a guadagno zero, rischia di lasciar sparire un modello di sviluppo senza averne costruito uno alternativo. E’ tempo di passare dal marketing al CO-MARKETING: la protezione degli “amici degli amici” non consente più di cucinare torte. Mettiamoci il cuore in pace.
Proposta n.1: le associazioni di categoria potrebbero aprire uno “SPORTELLO PER L’AGGREGAZIONE D’IMPRESA” su base provinciale/regionale per aiutare le piccole attività, che prima o poi saranno travolte (le associazioni lo sanno bene), a mettersi in rete, rilanciarsi pensando più in grande assumendo la nuova cultura oggi necessaria per navigare in mari più pericolosi con strumenti indispensabili di comunicazione, di ripartizione dei costi, di innovazione di processi, ecc. per ricreare sviluppo e ricchezza.
La regione Emilia-Romagna ha predisposto dei fondi per le ATI e i consorzi: ottima scelta, ma temo che il sistema piccolo artigiano e commerciale rimarrà fuori. Sarebbe più etico parlarne, diffondere cultura dello sviluppo, lanciare proposte operative: anche se qualcuno lucra di più a celebrare costosi funerali. Siamo andati a vedere esperienze concrete e positive e siamo disponibili a condividerle.
Proposta n. 2: Le Banche locali o le Fondazioni bancarie potrebbero istituire “Scuole di Impresa” (sui modelli europei) per diffondere una cultura manageriale adeguata alla rivoluzione in atto e consentire di arrestare la scandalosa e costosissima mortalità imprenditoriale dei nostri giorni.
A chi interessa?
l’Italia è al secondo posto nella classifica mondiale dell’export dietro alla sola Germania. Il nostro commercio estero è competitivo e dinamico, ed esercita una leadership vicina a quella tedesca.
Questo ha documentato Mario Pirani su Repubblica martedì scorso.
L’Italia ha tre primi posti (tessile, abbigliamento, pelli e cuoio) e quattro secondi: meccanica non elettronica, elettromeccanica, manufatti (come marmi, piastrelle, ceramiche, metalli) e industrie varie (occhiali, oreficeria eccetera). L’Italia è anche prima nel mobile.
Abbiamo ottime posizioni negli alimentari, con il vino e la pasta.
Questi dati mostrano che abbiamo un apparato industriale robusto e che possiamo contare su un settore moderno dal punto di vista tecnologico, perché i processi produttivi non sono basati su manodopera a basso costo o sulla abbondanza di proprie materie prime.
Capisce anche un bambino che il pil è sottostimato.
Per consolidare il risultato e premiare chi l’ha prodotto occorre collegare le retribuzioni alla produttività: chi produce di più deve guadagnare di più.
In Scantype DIVIDIAMO LA TORTA: i collaboratori hanno ricevuto in PREMIO il 50% DELL’UTILE aziendale.
E’ una micro-rivoluzione. La ristrutturazione aziendale è in corso, la strada è lunga, la nostra passione è grande… e la porta è aperta a tutti i TALENTI che vogliono crescere collaborando con noi.
E’ buono il risultato economico del primo trimestre. Il fatturato della Scantype, grazie alla fiducia della clientela (in espansione) è cresciuto del 3,3%, malgrado l’abbassamento dei prezzi di vendita. Cash flow e marginalità sono proporzionali. Il rating aziendale conferma la massima affidabilità per i clienti.
Nei primi mesi abbiamo rinnovato e posizionato il nostro sito internet che attualmente ha conquistato la PRIMA PAGINA Google sulla novità “Fustellatura laser”.
Abbiamo creato il nuovo MARCHIO per QUATTRO IMPRESE (settori meccanica,enologia, ristorazione, servizi) ed un bel sito internet per una società di commercio estero che ha ottenuto un Award all’estero.
Il settore delle ETICHETTE ENOLOGICHE è stato quello con la crescita superiore con l’acquisizione di 3 nuovi produttori impegnati nell’innalzamento di gamma che ci hanno chiesto di rendere uniche e speciali le loro bottiglie.
Presto arriveranno sugli scaffali delle migliori enoteche bottiglie inconfondibili: “tutta un’altra musica”.
Grazie della fiducia.
.
anzi, CRESCE ancora…
ma SOLO per QUALCUNO
L’utile aziendale corre in tasca a chi fa cose diverse o fa percepire unico e speciale il suo prodotto ai clienti.
Ai clienti che si registrano cliccando su “Join the winners” abbiamo iniziato ad inviare alcuni simpatici esempi della gamma
di prodotti «utili» a far crescere l’utile.
Le grandi aziende sono le prime che si sono servite del cosiddetto «Guerrilla Marketing».
Per esempio Unicredit per lanciare un nuovo conto dedicato ai ragazzi ha prodotto un volantino a forma di Ipod, e l’ha attaccato ai motorini parcheggiati davanti alle scuole, oppure la Granarolo per lanciare un nuovo tipo di latte molto importante ha distribuito 16.000 fedi nuziali di bigiotteria con una etichettina pubblicitaria assicurandosi16.000 contatti reali .
La BCC di Vignole ha regalato degli utili fazzolettini da naso.
Queste tecniche hanno una serie di vantaggi:
1° - Costano poco;
2° - Emergono sulla pubblicità ugualoide che ci avvolge;
3° - Fanno parlare, mettono in moto il passa-parola che è la comunicazione più efficace e produttiva.
4° - Superano l’invisibiità che è il risultato del fare le cose che fanno tutti, apparendo tutti uguali, tutti con gli stessi deludenti bilanci.
Ultimi Commenti